L'arte... è vita più qualche altra cosa

Tatiana Pavlova

Al Museo del Burcardo la mostra dedicata all'attrice e regista Tatiana Pavlova (1890-1975). Fra gli oggetti più interessanti sono esposte le caricature originali eseguite da Umberto Onorato e Filiberto Scarpelli e i numerosi i costumi e gli abiti di scena: in particolare, quelli per Un mese in campagna di Turgenev, per Una cosa di carne e Fra vestiti che ballano di Rosso di San Secondo, mai esposti finora. Notevoli sono anche due grandi manifesti originali per Rosa Bernd di Hauptmann e per l'Adriana Lecouvreur adattata per la Pavlova da Nino D'Aroma.
La lunga carriera artistica di Tatiana Pavlova come attrice, regista e docente dell'Accademia d'Arte Drammatica è documentata dalle numerose foto di scena provenienti dall'archivio fotografico del Burcardo e da una scelta di locandine significative che fanno parte delle vastissime collezioni documentarie della biblioteca della SIAE.

TATIANA PAVLOVA

L’arte non è rozza e informe vita, altrimenti tutti sarebbero artisti; è vita più qualche altra cosa.
(Tatiana Pavlova. Tredici mesi di insegnamento. In: Scenario, a. VI, n. 6 giugno 1937)

Tatiana Pavlova, attrice e regista, nacque nel 1890 a Ekaterinoslav (Ucraina). Iniziata la sua carriera giovanissima nella compagnia di Pavel Orlenev, con la quale girò la Russia in numerose tournée, nel 1916 divenne prima attrice al Teatro Drammatico di Mosca.
Lasciata la Russia allo scoppio della rivoluzione, nel 1920 si trasferì in Italia, dove apparve in alcuni film muti prodotti dall’Ambrosio Film di Torino, uno dei primi stabilimenti cinematografici italiani.
Dopo gli studi di dizione con Cesarino Dondini e Carlo Rosaspina, nel 1923 debuttò con una compagnia propria al Teatro Valle di Roma con Sogno d’amore di Ivan Kossorotoff, che poi portò nei maggiori teatri italiani con grande successo di pubblico.
Direttrice e regista della compagnia, interpretò e diresse autori quali Leonid Andreev, Anton Čechov, Maksim Gor'kij, Ferenc Molnár, Georg Kaiser e Pier Maria Rosso di San Secondo.
Con le sue messe in scena contribuì ad aprire la strada alla regia moderna dedicando una maggiore attenzione al lavoro dell’attore, sulla base delle teorie di Konstantin Sergeevič Stanislavskij, ma anche alla cura dell’insieme di scene, costumi e luci, ispirandosi al Teatro d’Arte di Mosca e al lavoro di Vladimir Nemirovič-Dančenko, che chiamò in Italia per diverse regie.

Le sue idee innovative le attirarono le critiche dei sostenitori del teatro tradizionale. Fra i suoi critici più ostili fu anche Luigi Pirandello.
Come regista, Tatiana Pavlova si avvalse del lavoro di attori del calibro di Renato Cialente, Giulio Donadio, Annibale Betrone ed Evi Maltagliati, e dell’opera di scenografi come Aleksandra Ekster, Leonid Brailovskij, Mario Pompei, Antonio Valente. Come direttrice della compagnia, oltre a Nemirovič-Dančenko, si avvalse di registi come Nikolaj Evreinov, Pietro Sharoff, Guido Salvini e Anton Giulio Bragaglia.
Nel 1935 Silvio D’Amico le affidò la cattedra di regia all’Accademia d’arte drammatica; fra i suoi allievi furono Orazio Costa Giovangigli, Pietro Masserano Taricco e Alessandro Brissoni.
Nel 1938 sposò Nino D’Aroma, drammaturgo, biografo di Mussolini e direttore dell'Istituto LUCE. Ritiratasi dalle scene, vi rientrò nel 1946 con Zoo di vetro di Tennessee Williams, per la regia di Luchino Visconti.
Fra il 1949 e il 1951 diresse di nuovo una propria compagnia, interpretando il ruolo principale de La lunga notte di Medea di Corrado Alvaro, di cui firmò anche la regia. Negli anni Cinquanta e Sessanta svolse un’attività di rilievo come regista di opere liriche e di teatro televisivo.
Morì a Grottaferrata nel 1975.
Il marito Nino D’Aroma e la figlia il 12 maggio del 1976 donarono alla Biblioteca e Raccolta Teatrale del Burcardo una collezione di documenti, costumi e oggetti di scena appartenuti all’attrice.

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